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Stefano Agnelli, La stagione del sonno fecondo, Ferrara, Corbo Editore, 2007, pp. 72, € 8,00
Agli inizi del ‘600, Galileo Galilei affermava che la verità è figlia del tempo, non dell’autorità; allo stesso modo, la poesia, in quanto libera espressione, è frutto di una situazione particolare ed irripetibile ma, al contempo, universale.
Tutto ciò si presta, ottimamente, a presentare il libro d’esordio – il cui ricavato, tra l’altro, verrà interamente devoluto alla Fondazione Pediatrica “Kimbondo” in Congo – di un autore di grande sensibilità come Stefano Agnelli.
Nelle sue poesie, infatti, la musicalità e la concretezza delle parole usate toccano le corde più profonde dell’essere: l’io lirico diviene “io” universale, nel suo significato più ampio.
Nello specifico, siamo al cospetto di una raccolta di poesie, tra loro “unite e disparate nel medesimo tempo”, al pari di una preziosa collana formata da cinquanta rarissime perle.
Lidia Chiozzi Fiorentini, Portami in Paradiso, Ferrara, T.L.A., 2008
È uscito, fresco di stampa, l’ultima silloge poetica di Lidia Chiozzi Fiorentini - prolifica scrittrice ferrarese - dal titolo Portami in Paradiso (T.L.A. Editrice 2008).
Ci si domanda spesso che cosa ci spinge a pubblicare, noi scrittori poco noti, libri in continuazione, qual è la molla che ci obbliga a questo incessante dispendio di fatica. La Fiorentini non ne fa mistero: …lascerò qualcosa, /nel bene e nel male, /che mi farà ricordare. È per una via intitolata a suo nome in un quartiere di magrebini che probabilmente non sanno nemmeno chi era Dante Alighieri? Forse ma mi domando se ne valga la pena dato che, io italiana d.o.c. con solo qualche goccia di sangue spagnolo, ho impiegato più di vent’anni per imparare che Temistocle Solera era il librettista di Verdi, autore cioè di quel Va pensiero che è stato lì, lì per sostituire l’inno nazionale.
Leggendo questo libro mi è venuto in mente il commento che fece il mio professore di lettere, che era poi lo zio di Vittorio Sgarbi anch’egli come il nipote piuttosto provocatorio, ad un mio tema. Il componimento trattava l’amore più o meno in senso lato ed io, pudica adolescente molto corteggiata malgrado la poliomielite, non volendo rivelare le mie pulsioni verso l’altro sesso, mi ero arrampicata sugli specchi in divagazioni sull’amore filiale ecc. ecc. senza entrare nel clou di quanto al mio insegnante premeva di sapere. Perciò ebbi la sufficienza ma il compito fu definito “asfittico”. Ora non voglio dire che le poesie della silloge siano tali ma che molti argomenti ben indovinati, approfonditi in modo diverso avrebbero avuto un differente impatto sul lettore. Questo è in parte colpa del carattere liliale della Fiorentini o forse della sua età che vede ormai con distacco avvenimenti tragici che appartengono, però, ai corsi e ricorsi della storia. Lidia ci fa constatare il dramma ma non penetrare nel dramma.
Secondo incontro della serie Comunicare… Tra immagini e scrittura organizzato dal sito culturale Spigolature. Spigoli&Culture in collaborazione con Colonne d’Ercole. Associazione Culturale ed il Rione Santo Spirito nel Chiostro di Santa Maria della Consolazione (Ferrara).
L’Ambiente attraverso due punti di vista: l’ambientalista Luigi Gasparini e il fotografo naturalista Maurizio Bonora. Spesso ci ricordiamo che è il nostro abitat solamente quando l’inquinamento ci tocca da vicino e riguarda il nostro piccolo orto, il nostro giardino, oppure quando vediamo cadere le persone che ci sono più care. Troppo spesso lo trascuriamo perché non leggiamo i suoi segnali di sofferenza come un “pericolo immediato”, ma qualcosa che forse ci può toccare. In fondo, se una qualche statistica ci racconta che il tal inquinante uccide il 3 per cento della popolazione, noi preferiamo pensare di essere sicuramente tra il restante, rassicurante, 97 per cento. Scegliamo di affidarci al caso, come in una qualunque lotteria di natale.
Primo incontro della serie Comunicare… Tra immagini e scrittura organizzato dal sito culturale Spigolature. Spigoli&Culture in collaborazione con Colonne d’Ercole. Associazione Culturale ed il Rione Santo Spirito nel Chiostro di Santa Maria della Consolazione (Ferrara).
Una serata fredda, come se le immagini del Tibet evocassero qualcosa di quel clima montano. Per chi non si è fatto scoraggiare dal tempo abbiamo potuto assistere alla proiezione di immagini fantastiche e toccati, ben introdotte e descritte dall’amico regista, critico cinematografico e giornalista don Massimo Manservigi (direttore de La voce di Ferrara e Comacchio). Il tema, certamente piuttosto ostico, nonostante sia stato di moda qualche mese or sono e ampiamente dibattuto nelle sedi televisive, in questi giorni e quasi totalmente dimenticato. Eppure, le ragioni per parlarne non mancherebbero.
Andrea Camilleri, Il gioco della mosca, Edizioni Angolo Manzoni, Torino, 2008, pp. 109, € 14,00
Più di cinquanta sono i titoli disponibili nella Collana Corpo 16“oltre che nella tradizionale versione cartacea: in file pdf per ipovedenti gravi (ingrandibile a video e stampabile fino al corpo 24 su carta formato A4, fino al corpo 32 su carta formato A3), in file audio per i non vedenti”, pertanto è un vero piacere ritrovare al numero 49 del catalogo, Il gioco della mosca del nostro amato Camilleri (è presente anche Il filo di fumo, n.14) in questo stupendo progetto di solidarietà sociale realizzato con il contributo finanziario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Se a qualche Lettore fosse sfuggita la pubblicazione nel 1995 de Il gioco della mosca, la sottoscritta ricandida la lettura di questa silloge di microstorie. Ognuna di esse porta un titolo che è tutto un programma di scoperta, in quanto Camilleri svela l'origine di alcuni modi di dire di un paese che ha visto fondersi esperienze di contadini e di marinai in espressioni, sintesi nel loro presentarsi lapidarie, ed in alcuni casi, oscure, di un modo di vivere. Testimonianze gergali, sciolte in parafrasi (ove sia possibile) da Camilleri che rende partecipe il Lettore di un lessico familiare allargato costruito dalla convivenza di generazioni e dal tramandarsi di esso, quale patrimonio collettivo. Eredità ricca e viva di un territorio nella quale lo scrittore Camilleri ha seminato la propria immaginazione, innaffiandola di sensibilità non comune nei confronti delle pochezze e delle altezze umane. Di queste continuando, con singolare maestrìa letteraria, a coltivarne le nuove varietà senza mai dimenticare -«Usata in tutta la provincia di Agrigento, l'espressione trovò forse applicazione perfetta un sabato sera del 1936» (p. 36)- le peculiarità originarie (o ritenute tali).